domenica 18 febbraio 2007
domenica 11 febbraio 2007
Omaggio a Keith Haring

Keith Haring, uno dei capi della corrente neo-pop, è stato tra gli artisti più rappresentativi della sua generazione. Figlio di Joan e Allen Haring e maggiore di quattro fratelli, nasce il 4 maggio 1958 a Kutztown, in Pennsylvania. Rivela il suo talento artistico già molto giovane e, dopo aver regolarmente frequentato le scuole superiori, entra alla Ivy School of Professional Art di Pittsburgh. Nel 1976, sull'onda della nuova contestazione giovanile e della cultura hippie, gira gli Stati Uniti in autostop, facendo tappa nelle varie città del paese allo scopo di osservare più da vicino i lavori degli artisti della scena americana, quelli così spesso visti solo sulle pagine patinate delle riviste specializzate. Tornato a Pittsburgh lo stesso anno, entra all'Università e tiene la sua prima importante esposizione al Pittsburgh Arts and Crafts Center. Figlio della cultura di strada, parto felice della cosiddetta street art newyorkese, prima della sua consacrazione all'interno del mondo "ufficiale" dell'arte è stato inizialmente un emarginato. Nel 1978 entra alla School of Visual Arts di New York, diventando noto nei primi anni '80 con i murales realizzati nelle metropolitane e, più tardi, con i lavori esposti qua e là, fra Club di vario genere e "vernissage" più o meno improvvisati. Le novità proposte dall'artista americano, ad ogni modo, sono esplosive e non mancano di attirare l'attenzione degli intenditori più smaliziati. Keith Haring, sulla falsariga del suo modello inconscio e ormai "alto" Andy Warhol, trasmette e inventa un nuovo linguaggio urbano, costituito da sagome quasi infantili o primitive, caratterizzate da un continuo segno nero che si rifà palesemente al fumetto. La sua prima vera mostra personale si tiene a Shafrazi nel 1982; gli anni successivi sono densi di successi con mostre in tutto il mondo. Nell'aprile del 1986 Keith Haring apre il Pop Shop, a New York. Ormai è un artista affermato, acclamato in tutto il mondo e ricoperto di allori, che tradotti nel linguaggio contemporaneo significano soldi. Bizzoso e trasgressivo, per l'artista ciò significa libertà di gestione personale che nel suo caso si traduce in una vita sempre più sregolata, soprattutto dal punto di vista sessuale. Nel 1988 gli viene diagnosticato l'Aids. Con un colpo a sorpresa annuncia lui stesso la sua triste condizione in un'intervista a "Rolling Stone", incrementando così la sua già grande popolarità. Stando a quanto l'artista stesso dichiarò in alcune successive interviste, la rivelazione di essere affetto dall'Aids non fu affatto una sorpresa, nella consapevolezza di aver varcato molti limiti e di aver sfruttato appieno quel clima di libertà e di promiscuità che poteva offrire la New York dell'epoca. Prima della sua morte fonda la Keith Haring Foundation, che si propone tuttoggi di continuare la sua opera di supporto alle organizzazioni a favore dei bambini e della lotta all'AIDS. Sul piano del valore artistico, l'opera di Haring non ha mai conosciuto flessioni, alimentando anzi vasto giro di affari, in piena adesione con lo spirito moderno, che significa per molti versi spirito disincantato e per questo "commerciale"; affari che si avvalgono dello stile peculiare di Haring e che ne sposano l'intima connessione con la comunicazione contemporanea, ormai per l'appunto inseparabile dalla comunicazione commerciale. Gli introiti derivati dal filone aurifero Haring sono basati non solo sulla mera produzione "artistica" del genio americano ma si poggiano anche su gadget, magliette e quant'altro (in alcune foto si vede lo stesso Haring indossare in maniera divertita alcune magliette con riproduzioni di suoi graffiti).Il successo internazionale delle sue opere ha comunque contribuito alla proliferazione delle forme d'arte negli spazi pubblici, diffondendo una più vasta sensibilità artistica. Immediate, semplici e dirette, le sue composizioni attirano facilmente l'attenzione di chi guarda e si possono leggere a più livelli, che possono andare da un piano più superficiale e divertito, alla scoperta di un umorismo graffiante e allucinato.
Keith Haring è morto il 16 febbraio 1990, all'età di 32 anni.
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mercoledì 31 gennaio 2007
Il fondatore del dadaismo: Marcel Duchamp

Marcel Duchamp nasce a Blainville (Rouen) il 28 luglio 1887. Artista concettuale, per cui all'opera d'arte deve sostituirsi il puro atto estetico, comincia a dipingere a 15 anni, influenzato dalla tecnica degli impressionisti. Nel 1904 si trasferisce a Parigi, dove raggiunge i fratelli Gaston. Frequenta per qualche tempo l'Académie Julian ma, annoiato, la abbandona quasi subito. Negli anni dal 1906 al 1910 le sue opere manifestano caratteri di volta in volta diversi, in rapporto alle influenze del momento: d'apprima Manet, quindi l'intimismo di Bonnard e Vuillard, e per finire con il Fauvismo. Nel 1910 dopo aver visto per la prima volta le opere di Paul Cézanne, abbandona definitivamente l'impressionismo e Bonnard. Per un anno Cézanne e il Fauvismo sono i suoi riferimenti stilistici. Ma tutto è destinato a durare poco. Negli anni 1911 e 1912 dipinge tutte le sue più importanti opere pittoriche: Ragazzo e ragazza in primavera, Giovane triste in treno,Nudescendant un escalier nº2, Il re e la regina, circondati da nudi veloci, Il passaggio della vergine alla sposa. Nel 1913, all'Armory Show di New York, Nu descendant un escalier nº2 è l'opera che suscita maggior scandalo. Esaurite le possibilità esplorative con la pittura, inizia a lavorare al Grande vetro. L'opera comprende un insieme di elementi grafici su lastre di vetro e metallo ed è ricca di simbologie inconsce ed alchemiche. Il suo significato è difficilmente decifrabile, ma può essere considerata una globale, ironica contestazione, sia della pittura, sia più in generale dell'esistenza umana. Nascono anche i primi "ready-made", oggetti d'uso comune dotati di statuto artistico, tra cui la celebre Ruota di bicicletta. L'anno successivo acquista e firma lo Scolabottiglie. Nel 1915 si trasferisce a New York dove inizia la grande amicizia con Walter e Louise Arensberg. Consolida i suoi contatti con Francis Picabia e conosce Man Ray. Prosegue gli studi per la realizzazione di Mariée mise à nu par ses Célibataires, meme (1915-1923), che non porterà mai a termine. Nel 1917 realizza il famoso Fountain, che viene rifiutato dalla giuria della Society of Independent Artists. Viaggia prima a Buenos Aires, poi a Parigi, dove incontra tutti i principali esposnenti dell'ambiente dadaista, che di lì a qualche anno daranno vita al surrealismo. Nel 1920 è di nuovo a New York. Insieme a Man Ray e Katherine Dreier fonda la Société Anonyme. Assume lo pseudonimo di Rose Sélavy. Si cimenta con la fotografia sperimentale e i lungometraggi e realizza i primi "dischi ottici" e "macchine ottiche". Nel 1923 comincia a dedicarsi professionalmente al gioco degli scacchi e abbandona quasi completamente l'attività artistica. Unica realizzazione è il film Anémic Cinéma. Riprende l'attività artistica soltanto nel 1936, quando partecipa alle mostre del gruppo surrealista a Londra e a New York. Comincia a progettare la Boite en válise, una raccolta portatile delle riproduzioni delle sue opere più significative. Sorpreso in Francia dallo scoppio della guerra, nel 1942 s'imbarca per gli Stati Uniti. Qui si dedica soprattutto alla sua ultima grande opera, Étant donneés: 1. la chute d'eau, 2. le gaz d'éclairage (1946-1966). Partecipa a mostre e ne organizza e allestisce a sua volta. Nel 1954 muore l'amico Walter Arensberg, e la sua collezione viene donata al Philadelphia Museum of Art. Ne fanno parte ben 43 opere di Duchamp, tra cui gran parte delle opere fondamentali. Nel 1964, in occasione del cinquantesimo anniversario del primo "Readymade", in collaborazione con Arturo Schwarz, realizza un'edizione numerata e firmata dei suoi 14 più rappresentativi Readymade. Marcel Duchamp muore a Neuilly-sur-Seine il 2 ottobre 1968.
Per chi fosse interessato a quest'artista riportiamo di seguito i luoghi e le date in cui poterlo vedere:
dal 24.5.2007
A theatre without theatre Museu d´Art Contemporani de Barcelona - MACBA, Barcellona
dal 11.5.2007
Twin Bill Oklahoma City Museum of Art, Oklahoma City, OK
dal 1.3.2007
Fondation Beyeler: EROS Rodin und Picasso BA-CA Kunstforum Wien, Vienna
dal 18.2.2007
RE-OBJECT Kunsthaus Bregenz, Bregenz
fino al 3.8.2008
The Shape of Time Walker Art Center, Minneapolis, MN
fino al 22.4.2007
Back to the Future - Re-Viewing the Twentieth Century The RISD Museum, Providence, RI
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sabato 27 gennaio 2007
Il giorno della memoria


"Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo."
Primo Levi
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mercoledì 24 gennaio 2007
L'inventore dell'Action Painting: Jackson Pollock


Fondamentale artista della storia americana, Jackson Pollock nasce il 28 gennaio 1912 a Cody nello Wyoming. E' il rappresentante più emblematico della cosiddetta "action painting", la corrente che rappresenta il contributo americano all'informale e che consiste nel trattare la tela con ampi e violenti movimenti del pennello, attraverso "azioni" appunto dinamiche.
Questo possente artista, i cui quadri emananti una selvaggia energia non possono lasciare indifferenti, trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza in Arizona e California. La sua è una famiglia contadina assai numerosa (Jackson è l'ultimo di cinque figli), di origine scozzese-irlandese.
Già a 15 anni Jackson è piuttosto irrequieto e dedito all'alcool. Frequenta la High School di Reverside dalla quale viene allontanato per indisciplina e, nel 1929, pure dalla High School di Los Angeles, alla quale si era iscritto nel 1925. Durante la Grande Depressione abita a New York, dove vive alla giornata e dove frequenta i corsi di Thomas Hart Benton all'Art Student Leaugue.
Nel 1936 frequenta il Laboratory of Modern Techniques in Art di Siqueiros, dove sperimenta tecniche, strumenti e materiali di pittura non tradizionale. Dal 1938 al 1942 lavora nel Works Progress Administration del Federal Art Project nel reparto murales, ma scarsi sono l'interesse e il successo. E' un periodo di gravi difficoltà economiche e di privazioni.Nel 1940 conosce Orozco e la pittura messicana.
Nel 1942 partecipa alla grande mostra dell'Art of this Century e viene apprezzato dal critico Clement Greenberg, che lo seguirà e sosterrà in tutta la sua carriera.
Nel 1943 incontra Peggy Guggenheim che gli fa un contratto di cinque anni. Grazie a lei nel 1944 presenta la sua prima mostra personale che gli apre le porte della celebrità. Nel 1940 sposa la pittrice Lee Krasner e si trasferisce assieme a lei in una fattoria a Long Island, dove conduce una vita modesta, lontano dall'alcool. Gli anni fra il 1945 e il 1950 sono i più creativi.
A questo proposito, è bene precisare che l'arte come comunicazione non ha mai interessato a Pollock. "Dipingere è un modo di essere ", diceva. Questa affermazione ha stimolato il critico americano Harold Rosemberg a scrivere le seguenti parole, nel tentativo di approfondire la concezione pollockiana : "A un certo momento i pittori americani cominciarono a considerare la tela come un'arena in cui agire, invece che come uno spazio in cui riprodurre, disegnare, analizzare o esprimere un oggetto presente o immaginario. La tela non era più dunque il supporto di una pittura, bensì di un evento [...]. L'innovazione apportata dalla pittura di azione consisteva nel suo fare a meno della rappresentazione dello stato per esprimerlo invece in un movimento fisico. L'azione sulla tela divenne così la stessa rappresentazione...".
Una delle innovazioni più importanti di Pollock, all'interno di questo modo di considerare la pittura e il suo supporto materiale, la tela, è stata la messa a punto di una tecnica chiamata "dripping" (letteralmente "sgocciolamento"), consistente nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale, determinando la colatura del colore con gesti rituali e coreografici in cui erano presenti reminescenze dei riti magico-propiziatori praticati dagli indiani d'America. Le opere così realizzate si presentano come un caotico intreccio di linee e macchie colorate, con una totale assenza di organizzazione razionale.
Lo stesso Pollock, nel 1949, durante una conversazione con Rosemberg, sostenne la supremazia dell'atto pittorico come sorgente di magia. Subito fu coniato proprio da Rosemberg il termine di "Action-painting", pittura-azione. Considerato "il rantolo mortale del dadaismo", "un atto di negazione totale"..."incapace di assolvere alla funzione di comunicare per l'assenza di immagini definite" (Pollock), questo nuovo stile venne inizialmente guardato con diffidenza dai critici americani ed europei.
Non sappiamo se questo stato di cose abbia effettivamente turbato l'ipersensibile personalità di Pollock. Quel che è certo è che la sua dedizione all'acool, pur con alti e bassi, non venne mai meno. Nel 1950, dopo un periodo di salutare interruzione, colto dalla depressione (uno stato d'animo che l'ha perseguitato e che non l'abbandonerà mai), riprese a bere. Muore in un incidente stradale, ubriaco al volante della sua auto, a South-Hampton, il giorno 11 agosto 1956.
Per chi fosse interessato a quest'artista riportiamo di seguito i luoghi e le date dove poterlo vedere:
dal 17.6.2007
Picasso and American Art Walker Art Center, Minneapolis, MN
dal 4.3.2007
The Modern West: American Landscapes, 1890–1950 Los Angeles County Museum of Art - LACMA, Los Angeles, CA
dal 23.2.2007
Picasso and American Art San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco, CA
fino al 22.4.2007
Back to the Future - Re-Viewing the Twentieth Century The RISD Museum, Providence, RI
fino al 28.1.2007
The Modern West: American Landscapes, 1890-1950 MFAH - Museum of Fine Arts, Houston, TX
fino al 28.1.2007
Picasso and American Art Whitney Museum of American Art, New York, NY
fino al 28.1.2007
Radical NY! The Downtown show: the New York art scene, 1974-1984 and abstract expresionism: 1940-1960 Austin Museum of Art - AMOA, Austin, TX
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giovedì 18 gennaio 2007
Mario Schifano il genio italiano della Pop Art

Mario Schifano nasce a Homs in Libia il 20 settembre 1934. I suoi debutti sono nell'ambito della cultura informale con tele ad alto spessore materico. Con opere di questo genere inaugura la sua prima personale nel 1959 alla Galleria Appia Antica di Roma. E' comunque in occasione della mostra del 1960 alla Galleria La Salita in compagnia di Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini, che la critica comincia a interessarsi del suo lavoro. Abbandonata l'esperienza informale, ora dipinge quadri monocromi, grandi carte incollate su tela e ricoperte di un solo colore, tattile, superficiale, sgocciolante. Il dipinto diventa "schermo", punto di partenza, spazio di un evento negato in cui, qualche anno dopo, affioreranno cifre, lettere, frammenti segnici della civiltà consumistica, quali il marchio della Esso e della Coca-Cola. Nel 1962 Schifano è negli Stati Uniti; conosce da vicino la Pop Art, resta colpito dall'opera di Dine e Kline ed espone alla Sidney Janis Gallery di New York nella mostra The New Realist. Nel 1964 viene per la prima volta invitato alla Biennale di Venezia. L'artista opera ora per cicli tematici: i paesaggi anemici, la rivisitazione della storia dell'arte con i lavori dedicati al Futurismo. E'attratto dalle immagini prelevabili dai mezzi di comunicazione di massa e quindi patrimoni della collettività. Si occupano di questa fase del lavoro di Schifano tanto critici attenti, come Maurizio Calvesi, Maurizio Fagiolo e Alberto Boatto, quanto scrittori illustri, quali Alberto Moravia e Goffredo Parise. Allo Studio Marconi presenta nel 1967 il lungometraggio Anna Carini vista in agosto dalle farfalle, cui farà seguito la trilogia di film composta da Satellite, Umano non umano, Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani. Le sue prime esperienze cinematografiche, portate avanti parallelamente a quelle pittoriche, risalgono comunque al 1964 e da queste subito si evince l'attenzione critica che l'artista presta all'ininterrotto flusso di immagini prodotto dalla nostra civiltà tecnologica in cui il reale viene sempre sostituito dal suo "doppio", sia esso fotografico o televisivo o cinematografico.Agli inizi degli anni Settanta Schifano comincia a riportare delle isolate immagini televisive direttamente su tela emulsionata, riproponendole con tocchi di colore alla nitro in funzione estraniante. Dapprima attinge moltissimo dal materiale girato per un film mai realizzato Laboratorio umano, poi dal patrimonio di immagini che quotidianamente trasmettono le nostre stazioni televisive. Tra gli anni Settanta e Ottanta partecipa a importanti mostre: "Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960-70" e "Contemporanea", entrambe a cura di Achille Bonito Oliva; "Europa/America, l'astrazione determinata 1960-76" alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Bologna; "Arte e critica 1980", a cura di Maurizio Calvesi; "Identité italienne" a cura di Germano Celant; "Arte italiana nel XX secolo" organizzata dalla Royal Academy di Londra. E' presente alle edizioni del 1982 e del 1984 della Biennale di Venezia. L'attenzione per il naturale caratterizza tutta l'attuale ricerca di Schifano: paesaggi, gigli d'acqua, campi di grano, movimenti del mare, distese di sabbia sono ricreati, reinventati, filtrati attraverso ricordi, pulsioni, sensazioni, affioramenti del profondo, sequenze di immagini veicolate da apparecchi televisivi, dalla pubblicità, dai rotocalchi, e si configurano pertanto come geografie della memoria. Nel 1990 il Palazzo delle Esposizioni di Roma, in occasione della sua riapertura, gli dedica una rassegna intitolata "Divulgare", con opere di grande formato realizzate per l'occasione. Nel 1996 Schifano rende un omaggio alla sua Musa ausiliaria, ovvero alla televisione, intesa quale flusso continuo di immagini in grado di strutturarsi come vera e unica realtà totalizzante della nostra epoca. Se alla fine degli anni Sessanta si limitava a estrapolare dai programmi televisivi dei singoli fotogrammi e a proiettarli decontestualizzati sulla tela, ora, invece, interviene sulle immagini pittoricamente, mutandone ulteriormente il senso. Schifano muore a Roma il 26 gennaio 1998.
Per chi fosse interessato a quest'artista riportiamo di seguito i luoghi e le date dove poterlo vedere:
Dal 11.1.2007 al 17.2.2007
"Mario Schifano"
Sperone Westwater Gallery, 415 West 13th Street , 10014 New York, NY, USA
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venerdì 12 gennaio 2007
Joseph Beuys lo sciamano dell'arte

L’artista tedesco Joseph Beuys (12/05/1921-23/01/1986) è uno dei rappresentanti più emblematici delle correnti concettuali nell’arte della seconda metà del Novecento. La sua è un’arte che si muove lungo percorsi del tutto inediti, fondendo in maniera totale la sua esistenza con il suo essere artista. Vi è qualcosa di così radicale nel suo modo di essere, che verrebbe da pensare che egli abbia davvero identificato completamente l’arte con la vita.
Durante la seconda guerra mondiale fu pilota dell’aviazione tedesca. Partecipò all’offensiva nazista contro i russi, ma il suo aereo cadde oltre le linee nemiche. Beuys riuscì a salvarsi perché fu trovato, moribondo e semicongelato, da un gruppo di tartari nomadi, che lo curarono avvolgendolo in grasso e pelli di feltro. Riuscito a sopravvivere, finì in un campo di prigionia inglese. Da questa esperienza egli trasse motivi di ispirazione che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua attività artistica, attività condotta lungo un misterioso filo di rinascita spirituale per giungere all’armonia finale dell’uomo con se stesso e con la natura. Questo sentimento di ecologismo molto spiritualizzato hanno portato gran parte della critica a definire Beuys lo "sciamano dell’arte".
Finita la guerra egli studiò arte all’Accademia di Dusseldorf, e agli inizi degli anni ’60 divenne professore nella stessa accademia, ma ne fu licenziato nel 1972 per aver organizzato uno sciopero. Intanto, negli anni Sessanta divenne uno dei membri più attivi del gruppo "Fluxus", compagine artistica sia americana sia europea, che riunì molteplici artisti accomunati dalla volontà di ricreare non il linguaggio artistico ma il senso dell’arte in relazione alla fruizione sociale della stessa. Per capire lo spirito di fondo di questo gruppo val la pena citare proprio una frase di Beuys, divenuta celebre: "Ogni uomo è un’artista". È un modo per riaffermare il concetto di «arte totale», riportando l’esperienza estetica (ma più che "estetica" l’esperienza va definita di "ricerca di valori e di significati") al vissuto quotidiano da cui nessuno è escluso.
L’opera di Beuys, fatta soprattutto di azioni concettuali e di happening, lo resero famoso soprattutto negli Stati Uniti, dove trovò tra l’altro l’amicizia e la stima di Andy Warhol. Il confronto tra i due artisti rimane una chiave importante per comprendere la base ideologica che attraversa l’arte del secondo dopoguerra, e per meglio capire le differenze che in questo periodo intercorrono tra arte americana e arte europea. Mentre la Pop Art statunitense conserva uno spirito ottimistico con alla base le chiavi del successo americano (ricchezza, consumismo, crescita, espansione continua, ecc.) il Concettuale europeo, impersonato soprattutto da Beuys, ha un rapporto più problematico e complesso con la crisi di coscienza che sempre accompagna l’intellettuale europeo. Crisi che deriva dal peso di una tradizione ingombrante, fatta sia di luci sia di ombre, a differenza degli americani che non hanno passato, e quindi nessun errore da dover rimediare.
Beuys fu uno dei fondatori del movimento dei Verdi in Germania, nazione che per prima trovò momenti di coesione politica intorno alle idee ecologiche. E proprio dall’istanza di diffondere la sensibilità ecologica tra la gente nacque una delle sue opere più interessanti: «7000 querce». Con questa operazione, iniziata nel 1982 e protrattasi fin dopo la sua morte, egli ci ha consegnato un qualcosa, che forse è difficile comprendere nel campo dell’arte, ma che sicuramente ha grandissimo fascino nella possibilità che offre di rimeditare il ruolo sociale dell’artista.
Per chi fosse interessato a quest'artista citiamo di seguito i luoghi e le date dove poterlo vedere:
dal 9.6.2007
MARTa schweigt. Die Leere, die Stille etc. MARTa Herford, Herford
dal 2.6.2007
Mythos Kunsthaus Bregenz, Bregenz
dal 28.2.2007
Objekte und Bilder auf Papier Autoren Galerie 1, Monaco di Baviera
dal 16.1.2007
The Evil - Part I Galerie Gebr. Lehmann, Dresda
fino al 10.2.2008
Mythologies Walker Art Center, Minneapolis, MN
fino al 15.7.2007
Body Politics: Figurative Prints and Drawings from Schiele to De Kooning Walker Art Center, Minneapolis, MN
fino al 9.4.2007
Im Garten der Wirklichkeit - Teil II Diözesanmuseum Köln, Colonia
fino al 25.3.2007
Multiplicity Museum of Contemporary Art Sydney, Sydney, NSW
fino al 30.1.2007U
na larga historia con muchos nudos. Fluxus en Alemania 1962-1994 MALBA Colección Costantini - Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires, Buenos Aires
fino al 30.1.2007
20 + 20 S.M.A.K. - Stedelijk Museum voor Actuele Kunst, Gent
fino al 28.1.2007
Was ist Plastik? 100 Jahre - 100 Köpfe- Das Jahrhundert moderner Skulptur Stiftung Wilhelm Lehmbruck Museum • Center of International Sculpture, Duisburg
fino al 27.1.2007
Pandoras Reisen Brigitte March Stuttgart, Stoccarda
fino al 12.1.2007
Matthew Barney & Joseph Beuys - All in the Present Must Be Transformed Deutsche Guggenheim, Berlino
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