lunedì 7 luglio 2008
venerdì 4 luglio 2008
lunedì 23 giugno 2008
Pillole d'Arte: Hans Hartung

Hans Hartung è stato un pittore franco-tedesco.Colpito dalla perdita del padre e preoccupato dall’ascesa del nazismo, nel 1932 lascia la Germania e, dopo un periodo nelle baleari, dove la sua pittura si fa più “istintiva”, nel 1935 si trasferisce a Parigi, qui frequenta Hélion, Mondrian, Kandinsky, Calder ed espone annualmente al Salon des Surindépendants. Allo scoppio della guerra, dopo essersi unito ai volontari contro il nazismo passa gli anni della guerra nella Legione Straniera , e per una grave ferita nel 1944 gli viene amputata una gamba, diventa cittadino francese nel 1946. Nel dopoguerra gli artisti gestuali e segnici sorsero a schiere, ma egli fu tra i pochissimi a raggiungere la pienezza dell'espressione artistica. La sua pittura è fatta di gestualità estreme, tradotta in grandi segni ripetuti, quasi graffiasse la tela. Hartung viene riconosciuto , accanto a Jean Fautrier, come uno dei maestri dell'informale. La consacrazione internazionale avviene nel 1960, quando vince il Gran Premio Internazionale della Pittura alla Biennale di Venezia. Dagli anni sessanta l'artista moltiplica la sua produzione sperimentando nuovi materiali, e nuovi metodi; usa vinilici, acrilici, dipinge con pistole a spruzzo, stiletti, spugne, e le dimensioni dei suoi quadri diventano monumentali.Questa attitudine sperimentale si svilupperà sempre più fino a divenire sua caratteristica dominante per tutta la produzione degli ultimi trenta anni, e continuando a seguire la sua produzione pittorica e grafica fino alla morte, avvenuta il 7 dicembre 1989.
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domenica 15 giugno 2008
lunedì 19 maggio 2008
Pillole d'Arte: Carla Accardi

Nata a Trapani nel 1924, fra i massimi esponenti dell’astrattismo italiano, dopo la maturità classica consegue da privatista nel 1943 la maturità artistica, per seguire poi i corsi all'Accademia di Belle Arti di Palermo e di Firenze. Si trasferisce a Roma nel 1946 dove tuttora vive e lavora. Nel 1949 sposa il pittore Antonio Sanfilippo insieme al quale, negli studi di via Margutta, conosce Consagra e Turcato con i quali stabilisce rapporti di amicizia e di lavoro; frequenta, inoltre, Attardi, Dorazio, Guerrini, Maugeri, Perilli. La giovane siciliana si impone presto all’attenzione dei maggiori critici come uno dei protagonisti del gruppo Forma 1. Carla Accardi partecipa con il gruppo a numerose collettive sia in Italia che all'estero; la sua prima mostra personale è alla Galleria Numero di Firenze, seguita nel '50 da quella alla Galleria Libreria Age d'Or di Roma presentata da Turcato. Fino al 1952, l'opera di Carla Accardi si muove sulla linea della pittura costruttivo-concretista, per volgersi poi verso una ricerca fondata sulla poetica del segno che la porterà a partire dal 1954 a realizzare opere articolate essenzialmente su insiemi di segmenti pittorici bianchi su fondi neri. Questa scelta espressiva la mette in relazione con le ricerche dei maggiori artisti dell'informale. Michel Tapié, critico e profeta dell'arte informale, segue il lavoro dell'Accardi invitandola, tra il 1954 e il 1959, alle mostre da lui curate in Italia e all'estero. Negli stessi anni l'artista partecipa a numerose collettive, presentata da critici come Michel Seuphor, Palma Bucarelli, Giulio Carlo Argan e Lionello Venturi. A partire dagli anni Sessanta Carla Accardi recupera un linguaggio incentrato sul rapporto segno-colore, accentuando il valore cromatico in bicromie luminescenti. Nel 1964 è presente con una sala personale alla Biennale di Venezia, presentata da Carla Lonzi con la quale instaura un sodalizio che la porterà alla militanza femminista. La ricerca basata sul segno-colore trova un'ulteriore radicalizzazione nelle opere successive quando Carla Accardi usa come supporto le superfici trasparenti di silicofoil e accentua la natura del quadro come diaframma luminoso. L'interesse per la relazione tra opera e ambiente giunge alla radicalità nel lavoro Triplice tenda del 1969-'71, una vera e propria struttura "abitabile" e percorribile dallo spettatore. E' invitata alla Biennale di Venezia del 1976, a quella del 1978 e a numerose personali e collettive, partecipando a mostre retrospettive del gruppo Forma 1 e dell'avanguardia italiana degli anni Cinquanta. Negli anni Ottanta la Accardi avvia una nuova ricerca, nella quale è tuttora impegnata: nelle sue opere l'utilizzo della tela grezza lascia trapelare gli intrecci di larghi segni colorati, dove diverse stesure cromatiche si giustappongono creando campi energetici di differenti intensità. Espone alla Biennale di Venezia del 1988 ed è presente nelle principali rassegne storiche dell'arte italiana del nostro secolo in Italia e all'estero (tra le altre Italian Art in the XXth Century, Royal Academy, Londra, 1989 e The Italian Metamorphosis 1943-1968, Guggenheim Museum, New York, 1994); partecipa ad importanti rassegne internazionali come Chambres d'amis (Gand, 1986). Viene nominata nel 1996 membro dell'Accademia di Brera e nel 1997 fa parte, come consigliere, della Commissione per la Biennale di Venezia.
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venerdì 25 aprile 2008
Pillole d'Arte: Pierre Alechinsky

Nato nel 1927 a Bruxelles, Belgio. Alechinsky, sia artista che disegnatore grafico, studia all’Accademia di Architettura di Bruxelles. Benché il più giovane membro del Gruppo Cobra e partecipante all’esibizione del 1949, egli ebbe un grande influsso su Cobra. Il vecchio stabile di Bruxelles che lui rinnovò divenne la scena di molte attività Cobra. La calligrafia Giapponese divenne una sua grande passione che ispirò lui e certi artisti giapponesi a fare il film “Calligraphie Japonaise”. Quando il gruppo si sciolsenel 1951 egli andò a Parigi dove vive tutt’ora. Ha viaggiato e ha dipinto anche in USA. Da studente Alechinsky era preso ed incantato dall’arte di concepire un libro. Durante gli anni ’45 egli soddisfa la sua passione di studiare tipografia, illustrazione e incisione alla Scuola di Arti Decorative a Bruxelles. Nel 1948 venne a Parigi per la prima volta a mostrare le sue litografie alla Galleria Maeght. Solo un anno più tardi incontrò l’artista Christian Detremont, e la sua carriera artistica fu lanciata come membro effettivo del Gruppo Cobra. Nel 1955, viaggiò in Giappone per studiare la Calligrafia e fu anche responsabile per un film per il soggetto. Dopo questo viaggio, iniziò a lavorare su tele grandi posate direttamente per terra, dipingendo con pennelli calligrafici di pelo di cavallo giapponese. Sempre legato allo spirito del movimento Cobra, anche oggi Alechinsky dipinge con la mano sinistra. E’ stato detto che egli ha parlato di questa mano come “colei che ha conosciuto solo libertà e piacere”. Come un marchio, uno può riconoscere immediatamente un Alechinsky dai suoi funky grafici bianchi e neri in “cartoon” cornici che sembrano contenere una esplosione violenta di colore e forma entro il centro della tela. Sempre fresco de agile, queste cornici riempite di graffiti portano lo sguardo al centro nell’occhio della tempesta. A volte tratti quasi monumentali o oggetti lasciano l’impronta come tema centrale, come nella splendida serie “Astre et Desastre” dipinti durante i tardi anni ’60. Nei lavori più recenti, le linee serpentine e volanti continuano a sedurre e stimolare. Una volta Cobra, sempre un Cobra. John Russell, che tra il 1986 e 1987 ha dedicato tre colonne separate nel New York Times ad Alechinsky, vedendolo come “uomo di strana passione senza colpe”. Fatture decorate, certificati bancari di nessun valore, obsolete carte aeree di navigazione e antichi materiali di archivi scritti a mano illuminano la sua immaginazione. Ha un gusto per lo sconvolgimento della natura. Carlos Fuentes, il novellista texano, per cui “il giardino è il centro del mondo” ha descritto Alechinsky come un uomo che “disegna giardini ….. Lui sa che la storia dei giardini è la storia di ognuno di noi ….. Alechinsky ……. Sceglie qualunque bivio del giardino curato a Blois o Hampton Cowrt, e poi le trasforma, ferocemente, nei giardini selvaggi della mente primitiva, l’unità originale di sogni e coscienza, desiderio e realtà”. Anzi, potrebbe essere che fosse il suo desiderio di riacquistare quella persa unità, che fa di lui, come lo ha chiamato il Times, “un poeta di complicazione che decisamente manda l’enfasi via da se stesso, preferendo di recitare piuttosto come storico e arbitro piuttosto che autobiografico …... Il suo tocco è leggero, il suo pensiero rapido, il suo modo di vedere il mondo tanto acuto quanto benigno. Non c’è miglior compagno, e non tanti che ci tengono così costantemente allegri che sono così generosi in ciò che trovano”. Alechinsky ha avuto importanti retrospettive al Museo di Arte Moderna di New York, Guggenheim Museum New York, Museum of Arts, Carnegie Museum in Pittsburgh (nel 1977, l’anno del serpente), The Palais des Beaux-Arts e il Musèe Rojaux des Arts in Bruxelles, il Musèe d’Art Moderne di Parigi e Il Musèe d’Arte Moderne, Centre Ponpidou a Parigi, il Boymans-von-Beuningen a Rotterdam, il Louisiana Museum a Humlebaek, e ai musei di Aalborg, Brema, Copenhagen, Darmstadt, Des Moines, Dusseldorf, Gordes, Hannover, Marsiglia, Metz, Mexico City, Monaco, St. Paul de Vence, Toronto, e Zurigo.
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giovedì 17 aprile 2008
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