giovedì 4 dicembre 2008

Pillole d'Arte: William Xerra



William Xerra è nato a Firenze nel 1937, ha studiato al Liceo e all’Accademia di Belle Arti di Brera dove attualmente è Visiting Professor. Vive e lavora a Ziano Piacentino. A metà degli anni Sessanta la parola scritta si pone come elemento fondante dell’opera dell’artista, che caratterizza quasi tutto il percorso del primo Xerra, che si conclude all’inizio degli anni Settanta nel segno “VIVE, logo tipografico che accompagna tutta l’opera dell’artista. Il suo incontro con la poesia visiva si colloca verso il 1967, anno in cui Xerra frequenta intellettuali ed esponenti del “Gruppo 63” che operano tra poesia ed immagine, da Emilio Villa a Corrado Costa, da Antonio Porta ad Adriano Spatola. Degli inizi degli anni Settanta sono: “La Verifica del Miracolo” con Pierre Restany, “Le Buste Riflettenti”, “l libri – oggetto, l’intervento sulle lapidi dismesse” e “I Poemi – flipper” eseguiti con il poeta Corrado Costa. Quando, agli inizi degli anni Ottanta, Xerra “ripensa” alla pittura, tutte queste esperienze tornano nel quadro, inteso come luogo di raccolta incessante di azioni, citazioni, “appunti”. Filiberto Manna lo conferma, nel 1987, uno dei Maestri italiani della pittura-scrittura-pittura.

martedì 11 novembre 2008

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sabato 20 settembre 2008

Pillole d'Arte: Carlo Pace



“Quando ero ragazzo mio papà conosceva tutti i pittori di un tempo, quelli che contavano. Gli spazialisti. Sono nato nel periodo in cui si è sviluppata la corrente informale legato allo spazialismo. Ho frequentato lo studio di Fontana. E sono entrato subito nella mischia. Ritengo di essere sempre stato un contestatore. Mi piaceva andare al cinema a vedere i film di Marlon Brando”. Continua Pace, e ci svela quella che per lui è stata una fortuna “Ho avuto una fortuna nella vita: possedere l’incoscienza di non aver dietro le spalle una storia e degli insegnanti”.Nel 1962, il suo periodo informale. “Il SEGNO è la cosa peculiare per il mio lavoro. La mia è stata una figurazione molto personale per circa dieci anni. Ma non sono stato capito. Tante volte mi sono sentito un pesce fuor d’acqua”.Nel 1972-1973 il desiderio di ricerca “Ho svolto un’indagine su Lucio Fontana. Pollock è un grande. Fontana ha distrutto tutto. La pittura dopo Fontana era finita”.Racconta Carlo Pace: “Nel 1973, la mia vita contro Fontana. Lui con (un) IL gesto aveva distrutto il quadro. Nell’esigenza di ridare una dimensione al quadro stesso”. Per me il senso non è lavorare per il quadro in se ma per continuare il discorso nella storia dell’arte”. Un anno importante per Pace è il 2000. “Nel 2000 nascono le cuciture. Spine dorsali di filo”. Ma cos’è la pittura si chiede Pace? Che al tempo stesso si risponde: “Uno si alza la mattina. E’ contento, prende la sua tela e inizia a disegnare il paesaggio. Io la mattina mi alzo sempre incazzato. E non posso mettermi li a dipingere il paesaggio e l’alberello. Di quadri così potrei crearne 10 al giorno. Considero ormai finita la pittura ad olio”. Ma un bel giorno Pace ritrova un pezzo fatto su carta vetro nel 1970. E lo riprende. “La carta vetro è la faccia, la pelle del quadro. La nuova pelle. Pittura identificata alla persona fisica. Dove il colore è parte della pittura e del quadro. Un modo di lavorare fondamentale per me quello con la carta vetro. Mai usata da nessuno. Un’innovazione importante. Ora ho trovato, oltre alla carta vetro classica una carta vetro da ricreare sulla tela. Sono tutte esperienze. Anche se ho sempre ripensamenti quando mi addormento pensando alle mie tele. Mi piace passare vicino ai miei quadri, ruvidi. Sono del parere che un po’ di fortuna poi ci vuole nella vita. E capita se trovi l’elemento giusto”. La GRANA con cui viene fatta la carta vetro si trova in tutti i colori. A noi colpisce quella bianca. Candida. “La musica mi piace. Non a caso i FONEMI sono tutti un discorso musicale”. E continua “Ho tante idee in testa. Tante. Disegno anche bene” e ci mostra disegni creati con la china, bellissimi, del 1953, che Pace definisce “Elogio al bel segno. Alcuni artisti fanno sempre lo stesso segno. Io credo di modificarlo”. Il 1977 è l’anno delle anatomie. Nella sua lunga carriera Carlo Pace ha utilizzato davvero qualsiasi materiale possibile per realizzare le sue opere. Anche la lavanda vaginale “Che brucia il foglio. O la carta assorbente nel 1979 con lo smalto: il suo odore non passa mai. Del 1992 lo smalto su cartoncino. Ho usato di tutto. Qualsiasi cosa”. Poi, con sguardo vivace ed un ghigno sornione aggiunge “L’unica cosa che non ho fatto sai cos’è stata? Cercare di farmi un nome. Una notorietà. Me ne sbattevo. Come adesso”. A breve sarà allestita una mostra antologica con le opere di Pace ad Alessandria, con monografia, al palazzo della Regione. Successivamente i quadri di Pace saranno i protagonisti di una mostra a Milano, alla galleria d’arte Cafiso. Qualcosa in programma anche a Vercelli, ma per ora top secret.Entriamo poi nel bunker, una stanza dall’altro lato del cortile, sorvegliata da un guardiano particolare, un manichino in legno. Ad accoglierci la tela intitolata “Occhio del quadro”. Poi tante spine dorsali , carta vetro dura, nero che predomina, nero tutto nero. Quello degli anni 70 è stato un periodo nero. E quando si parla di periodo nero, il nero è veramente nero, non c’è luce o spazio per nessun altro colore. “Ho usato anche l’olio da macchina bruciato. L’ennesimo di una serie di esperimenti che si sono ripetuti uno dopo l’altro. Poi la carta crespa, a formare una figura a soffietto. Nel decennio che va dal 1962 al 1972 ho creato delle figure che, a guardarle, possono esser sia maschi che femmine. Sono figure, e colori, a tinte forti. Pensare che all’epoca ne ho venduti tanti ed alcuni sono stati posizionati nelle camere dei bambini. Anche se non erano nati con quello scopo. A pensarci” dice ridendo “potrei affermare di aver creato i viados prima del tempo”.Alza lo sguardo Carlo Pace. Ruota la testa a destra e sinistra. Osserva le pareti. Tutto quello che ci circonda “Qui dentro c’è la mia vita”.
(UN GENIO, ndr)

lunedì 7 luglio 2008

venerdì 4 luglio 2008

Untitled (2008)


lunedì 23 giugno 2008

Pillole d'Arte: Hans Hartung



Hans Hartung è stato un pittore franco-tedesco.Colpito dalla perdita del padre e preoccupato dall’ascesa del nazismo, nel 1932 lascia la Germania e, dopo un periodo nelle baleari, dove la sua pittura si fa più “istintiva”, nel 1935 si trasferisce a Parigi, qui frequenta Hélion, Mondrian, Kandinsky, Calder ed espone annualmente al Salon des Surindépendants. Allo scoppio della guerra, dopo essersi unito ai volontari contro il nazismo passa gli anni della guerra nella Legione Straniera , e per una grave ferita nel 1944 gli viene amputata una gamba, diventa cittadino francese nel 1946. Nel dopoguerra gli artisti gestuali e segnici sorsero a schiere, ma egli fu tra i pochissimi a raggiungere la pienezza dell'espressione artistica. La sua pittura è fatta di gestualità estreme, tradotta in grandi segni ripetuti, quasi graffiasse la tela. Hartung viene riconosciuto , accanto a Jean Fautrier, come uno dei maestri dell'informale. La consacrazione internazionale avviene nel 1960, quando vince il Gran Premio Internazionale della Pittura alla Biennale di Venezia. Dagli anni sessanta l'artista moltiplica la sua produzione sperimentando nuovi materiali, e nuovi metodi; usa vinilici, acrilici, dipinge con pistole a spruzzo, stiletti, spugne, e le dimensioni dei suoi quadri diventano monumentali.Questa attitudine sperimentale si svilupperà sempre più fino a divenire sua caratteristica dominante per tutta la produzione degli ultimi trenta anni, e continuando a seguire la sua produzione pittorica e grafica fino alla morte, avvenuta il 7 dicembre 1989.

domenica 15 giugno 2008

lunedì 19 maggio 2008

Pillole d'Arte: Carla Accardi



Nata a Trapani nel 1924, fra i massimi esponenti dell’astrattismo italiano, dopo la maturità classica consegue da privatista nel 1943 la maturità artistica, per seguire poi i corsi all'Accademia di Belle Arti di Palermo e di Firenze. Si trasferisce a Roma nel 1946 dove tuttora vive e lavora. Nel 1949 sposa il pittore Antonio Sanfilippo insieme al quale, negli studi di via Margutta, conosce Consagra e Turcato con i quali stabilisce rapporti di amicizia e di lavoro; frequenta, inoltre, Attardi, Dorazio, Guerrini, Maugeri, Perilli. La giovane siciliana si impone presto all’attenzione dei maggiori critici come uno dei protagonisti del gruppo Forma 1. Carla Accardi partecipa con il gruppo a numerose collettive sia in Italia che all'estero; la sua prima mostra personale è alla Galleria Numero di Firenze, seguita nel '50 da quella alla Galleria Libreria Age d'Or di Roma presentata da Turcato. Fino al 1952, l'opera di Carla Accardi si muove sulla linea della pittura costruttivo-concretista, per volgersi poi verso una ricerca fondata sulla poetica del segno che la porterà a partire dal 1954 a realizzare opere articolate essenzialmente su insiemi di segmenti pittorici bianchi su fondi neri. Questa scelta espressiva la mette in relazione con le ricerche dei maggiori artisti dell'informale. Michel Tapié, critico e profeta dell'arte informale, segue il lavoro dell'Accardi invitandola, tra il 1954 e il 1959, alle mostre da lui curate in Italia e all'estero. Negli stessi anni l'artista partecipa a numerose collettive, presentata da critici come Michel Seuphor, Palma Bucarelli, Giulio Carlo Argan e Lionello Venturi. A partire dagli anni Sessanta Carla Accardi recupera un linguaggio incentrato sul rapporto segno-colore, accentuando il valore cromatico in bicromie luminescenti. Nel 1964 è presente con una sala personale alla Biennale di Venezia, presentata da Carla Lonzi con la quale instaura un sodalizio che la porterà alla militanza femminista. La ricerca basata sul segno-colore trova un'ulteriore radicalizzazione nelle opere successive quando Carla Accardi usa come supporto le superfici trasparenti di silicofoil e accentua la natura del quadro come diaframma luminoso. L'interesse per la relazione tra opera e ambiente giunge alla radicalità nel lavoro Triplice tenda del 1969-'71, una vera e propria struttura "abitabile" e percorribile dallo spettatore. E' invitata alla Biennale di Venezia del 1976, a quella del 1978 e a numerose personali e collettive, partecipando a mostre retrospettive del gruppo Forma 1 e dell'avanguardia italiana degli anni Cinquanta. Negli anni Ottanta la Accardi avvia una nuova ricerca, nella quale è tuttora impegnata: nelle sue opere l'utilizzo della tela grezza lascia trapelare gli intrecci di larghi segni colorati, dove diverse stesure cromatiche si giustappongono creando campi energetici di differenti intensità. Espone alla Biennale di Venezia del 1988 ed è presente nelle principali rassegne storiche dell'arte italiana del nostro secolo in Italia e all'estero (tra le altre Italian Art in the XXth Century, Royal Academy, Londra, 1989 e The Italian Metamorphosis 1943-1968, Guggenheim Museum, New York, 1994); partecipa ad importanti rassegne internazionali come Chambres d'amis (Gand, 1986). Viene nominata nel 1996 membro dell'Accademia di Brera e nel 1997 fa parte, come consigliere, della Commissione per la Biennale di Venezia.

venerdì 25 aprile 2008

Pillole d'Arte: Pierre Alechinsky



Nato nel 1927 a Bruxelles, Belgio. Alechinsky, sia artista che disegnatore grafico, studia all’Accademia di Architettura di Bruxelles. Benché il più giovane membro del Gruppo Cobra e partecipante all’esibizione del 1949, egli ebbe un grande influsso su Cobra. Il vecchio stabile di Bruxelles che lui rinnovò divenne la scena di molte attività Cobra. La calligrafia Giapponese divenne una sua grande passione che ispirò lui e certi artisti giapponesi a fare il film “Calligraphie Japonaise”. Quando il gruppo si sciolsenel 1951 egli andò a Parigi dove vive tutt’ora. Ha viaggiato e ha dipinto anche in USA. Da studente Alechinsky era preso ed incantato dall’arte di concepire un libro. Durante gli anni ’45 egli soddisfa la sua passione di studiare tipografia, illustrazione e incisione alla Scuola di Arti Decorative a Bruxelles. Nel 1948 venne a Parigi per la prima volta a mostrare le sue litografie alla Galleria Maeght. Solo un anno più tardi incontrò l’artista Christian Detremont, e la sua carriera artistica fu lanciata come membro effettivo del Gruppo Cobra. Nel 1955, viaggiò in Giappone per studiare la Calligrafia e fu anche responsabile per un film per il soggetto. Dopo questo viaggio, iniziò a lavorare su tele grandi posate direttamente per terra, dipingendo con pennelli calligrafici di pelo di cavallo giapponese. Sempre legato allo spirito del movimento Cobra, anche oggi Alechinsky dipinge con la mano sinistra. E’ stato detto che egli ha parlato di questa mano come “colei che ha conosciuto solo libertà e piacere”. Come un marchio, uno può riconoscere immediatamente un Alechinsky dai suoi funky grafici bianchi e neri in “cartoon” cornici che sembrano contenere una esplosione violenta di colore e forma entro il centro della tela. Sempre fresco de agile, queste cornici riempite di graffiti portano lo sguardo al centro nell’occhio della tempesta. A volte tratti quasi monumentali o oggetti lasciano l’impronta come tema centrale, come nella splendida serie “Astre et Desastre” dipinti durante i tardi anni ’60. Nei lavori più recenti, le linee serpentine e volanti continuano a sedurre e stimolare. Una volta Cobra, sempre un Cobra. John Russell, che tra il 1986 e 1987 ha dedicato tre colonne separate nel New York Times ad Alechinsky, vedendolo come “uomo di strana passione senza colpe”. Fatture decorate, certificati bancari di nessun valore, obsolete carte aeree di navigazione e antichi materiali di archivi scritti a mano illuminano la sua immaginazione. Ha un gusto per lo sconvolgimento della natura. Carlos Fuentes, il novellista texano, per cui “il giardino è il centro del mondo” ha descritto Alechinsky come un uomo che “disegna giardini ….. Lui sa che la storia dei giardini è la storia di ognuno di noi ….. Alechinsky ……. Sceglie qualunque bivio del giardino curato a Blois o Hampton Cowrt, e poi le trasforma, ferocemente, nei giardini selvaggi della mente primitiva, l’unità originale di sogni e coscienza, desiderio e realtà”. Anzi, potrebbe essere che fosse il suo desiderio di riacquistare quella persa unità, che fa di lui, come lo ha chiamato il Times, “un poeta di complicazione che decisamente manda l’enfasi via da se stesso, preferendo di recitare piuttosto come storico e arbitro piuttosto che autobiografico …... Il suo tocco è leggero, il suo pensiero rapido, il suo modo di vedere il mondo tanto acuto quanto benigno. Non c’è miglior compagno, e non tanti che ci tengono così costantemente allegri che sono così generosi in ciò che trovano”. Alechinsky ha avuto importanti retrospettive al Museo di Arte Moderna di New York, Guggenheim Museum New York, Museum of Arts, Carnegie Museum in Pittsburgh (nel 1977, l’anno del serpente), The Palais des Beaux-Arts e il Musèe Rojaux des Arts in Bruxelles, il Musèe d’Art Moderne di Parigi e Il Musèe d’Arte Moderne, Centre Ponpidou a Parigi, il Boymans-von-Beuningen a Rotterdam, il Louisiana Museum a Humlebaek, e ai musei di Aalborg, Brema, Copenhagen, Darmstadt, Des Moines, Dusseldorf, Gordes, Hannover, Marsiglia, Metz, Mexico City, Monaco, St. Paul de Vence, Toronto, e Zurigo.

giovedì 17 aprile 2008

Baby Doc


sabato 15 marzo 2008

Pillole d'Arte: Graziano Cuberli



Graziano Cuberli nasce a Farra d'Isonzo (Go) il 2 luglio 1959 ed inizia molto giovane la sua attività artistica. Nel 1982 apre un laboratorio artigiano di oreficeria che chiude nel 1998 dopo 16 anni di attività. Dipinge da qualche anno ma decide di divulgare il suo lavoro solo nel '99, dopo aver trovato la sua strada artistica per la quale ha coniato il termine di pittura "Mæsoterica". Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private nazionali ed estere. Scrive anche poesie.

“Mi ha sempre fatto specie che gran parte dell’acqua minerale posta e commercializzata sui nostri mercati, sia veicolata attraverso le confezioni di plastica, i cui effetti sulla nostra salute sono sotto gli occhi di tutti: ma ogni contraddizione, quando diviene abitudine collettiva, viene accettata come un dato di fatto. Cionondimeno rimane l’aberrazione di base, dove l’elemento basilare, vitale, viene rinchiuso in uno dei simboli più tristi dei nostri giorni! Sono convinto che in un improbabile, lontano futuro, la nostra epoca potrebbe benissimo essere ricordata come l’età della plastica”
Graziano Cuberli.

mercoledì 13 febbraio 2008

Pillole d'Arte: Gerardo Dottori



Pittore, poeta e uomo di profonda cultura, Gerardo Dottori nasce a Perugia nel 1884, orfano di padre, compiute le elementari lavora presso un antiquario per circa quattro anni, poi si concede un periodo di riflessione, che trascorre girovagando nelle campagne circostanti la città. Frequenta quindi l’Accademia di Belle Arti e, tra il 1904 e il 1905, inizia a dipingere secondo i dettami formali del Movimento Divisionista. Nel 1906 a Milano opera come riquadratore e pittore di stanze; poco dopo, disoccupato, è costretto a rientrare a Perugia. Nel 1912 aderisce al Movimento Futurista, avanguardia culturalmente avanzata e provocatoria, scelta fondamentale che orienterà l’intero percorso artistico. Al ritorno dalla guerra del 1915 - 1918 ( durante la Grande Guerra scrive "parole in libertà" sotto lo pseudonimo di G. Voglio), fonda a Perugia la rivista “Griffa”. Nel 1926 si trasferisce a Roma, dove risiede fino al 1939 e collabora con diverse testate giornalistiche. Nel 1929 firma con i futuristi Balla, Marinetti, Depero, Fillia, Prampolini, Tato, Somenzi il Manifesto futurista dell’Aeropittura e successivamente nel 1941, concepisce il Manifesto futurista umbro dell'aeropittura, intrerpretando con armonia le suggestioni meccaniche e il senso lirico del paesaggio, la sua produzione, legata a un genius loci umbro, rappresenta il versante ecologista dell'aeropittura. Nel 1939, rientra a Perugia in seguito all’incarico di docente alla locale Accademia di Belle Arti, successivamente, dal 1940 al 1947 dirigerà l’istituto. Abbandona l’insegnamento nel 1967. Gerardo Dottori è presente in 11 edizioni della Biennale di Venezia dal 1924 al 1942, dov’è il primo futurista a proporsi e viene regolarmente invitato a ogni Quadriennale romana fino al 1948 e a numerosissime esposizioni nazionali ed estere. Muore a Perugia nel 1977.

sabato 2 febbraio 2008

I maestri dell'800: Vincent van Gogh



Vincent van Gogh: nasce a Zundert nel Brabante, il 30 Marzo 1853. Il padre, pastore protestante viene da una famiglia borghese che annovera pastori, uomini di mare, mercanti d'arte. Tra il 1864 e il 1868 frequenta prima un collegio a Zevenbergen, poi la Scuola Tecnica Statale Superiore di Tilburg. Nel Marzo 1868, forse per difficoltà economiche familiari, lascia gli studi. L'anno seguente, a Luglio va all' Aja dove venne assunto come commesso nella succursale olandese della casa d'arte francese Goupil e C.ie. Questo primo lavoro è merito dello zio paterno Vincent, mercante di quadri che dal 1861 si è associato con Adolphe Goupil e Léon Boussod. Nel 1872 inizia la lunga e regolare corrispondenza con il fratello Theodorus, di quattro anni più giovane, documento letterario ed umano di impressionante autenticità, fonte essenziale di notizie sulle opere, le idee, gli scopi di van Gogh. Nel 1873 viene trasferito alla sede di Londra e dal maggio 1875 all'Aprile 1876 lavora alla casa madre a Parigi, ha una casa a Montmartre, visita musei ed esposizioni. Questi anni a contatto diretto con il mercato dell'arte sono importanti per la decisione di divenire pittore e fanno nascere in lui il principio della assoluta correlazione tra vendita e prodotto artistico che gli varrà come giustificazione nell'accettare e pretendere dal fratello Theo (che dal 1880 lavora da Goupil) un assegno mensile come corrispettivo per la opere che regolarmente gli invia. Nell'Aprile del 1876 lascia la casa d'arte, che nel frattempo ha mutato la intestazione sociale in Boussod a Valadon, e ritorna in Inghilterra. Trova lavoro prima come insegnante a Ramsgate, poi come assistente predicatore a Isleworth. A fine anno si ricongiunge con la famiglia che vive ad Etten. Nel 1877, tra il Gennaio e Aprile, fa il commesso libraio a Dordrecth. In maggio convince il padre a lasciargli seguire la vocazione religiosa che si è consolidata in lui nell'ultimo anno e si trasferisce ad Amsterdam dove studia per essere ammesso alla Facoltà di Teologia. Ha difficoltà con il greco ed il latino che comunque reputa materie estranee ad una attività evangelizzatrice. Nel 1878 segue a Bruxelles corsi più semplici che abilitano a fare il predicatore ma anche qui non viene ritenuto idoneo. Ottiene egualmente di lavorare come missionario nella zona mineraria del Borinage e nel 1879 svolge il proprio apostolato, considerato anomalo per eccessivo fanatismo, a Wasmes e a Cuesmes. A contatto con i minatori, commosso dalla loro vita faticosa e dai rustici ambienti, come aveva già fatto in Inghilterra, realizza qualche disegno, legge moltissimo, scrive d'arte a Theo. A metà anno è tuttavia sospeso dall'incarico,in condizioni di estrema indigenza continua la sua missione sociale di assistenza ai minatori mentre il disegno comincia ad avere un ruolo decisivo. Studia sui manuali di Charles Bargue e si esercita copiando dai pittori contadini come Jean Francois Millet e Jules Breton, con quest'ultimo cerca di incontrarsi raggiungendo a piedi Carrières, dove l'artista vive, ma vi rinuncia deluso dall'aspetto borghese del suo atelier. Nell'Ottobre del 1880, risoluto a diventare pittore, si stabilisce a Bruxelles. Frequenta artisti come Willem Roelofs e Anton van Rappard con il quale avvia un profondo legame di amicizia intrattenendo una corrispondenza per i cinque anni seguenti. Nel 1881, in primavera, è di nuovo dai genitori ad Etten, disegna moltissimo, soprattutto figure di contadini e di lavoratori. Nel 1881 ha un turbolento ed univoco legame sentimentale. la seconda dopo Londra, con Kee Vos una giovane cugina vedova, che lo respinge. A fine anno per breve tempo, è all'Aja. Prende lezioni da Anton Mauve che gli è parente per via di madre e che lo spinge a dipingere oltre che a disegnare. Grazie a Mauve conosce le opere degli artisti della scuola dell'Aja: Josef Israels, J.Hendrik Weissenbruck Willem Maris, Theophile De Bock; diviene amico di George Hendrik Breitner con il quale disegna a più riprese. A quel periodo risale la passione per le stampe inglesi Heads of People drawn from Life apparse su The Graphic che non lo abbandonerà più. Il legame con Mauve si allenta tuttavia perché van Gogh, da realista assoluto come vuole essere, rifiuta di copiare da modelli in gesso. Continua a lavorare isolato, fa disegni e acquerelli: vedute cittadine,figure caratteristiche e gente di popolo, nel frattempo vive con Clasina Maria (Sien) Hoornik, una prostituta segnata dal vaiolo, alcolizzata e incinta, che ha già una bambina. Questa scelta di vita porta alla rottura con quanti conosce all'Aja, da Mauve a Tersteeg che dirige la casa di Goupil, e provoca la totale disapprovazione di Theo che da qualche tempo lo sovvenziona regolarmente permettendogli di seguire la propria vocazione artistica. Nel Settembre 1883 lascia Sien e parte per la Drenthe, una regione povera e suggestiva del nord dell'Olanda dove hanno lavorato in passato Mauve e van Rappard. Disegna e dipinge paesaggi e contadini. A fine anno raggiunge la famiglia a Nuenen dove il padre è stato da poco trasferito. Per quasi due anni, dal Dicembre 1883 al Novembre 1885 resta nella cittadina del Brabante. Lavora con entusiasmo e grande impegno dedicandosi al paesaggio ma soprattutto alla pittura di figura: contadini, artigiani, cercando di rappresentare in maniera incisiva i vari tipi di lavoratori. Le sue preferenze in campo artistico oltre a Millet, Breton, vanno alla scuola di Barbizon e a Delacroix di cui apprezza le teorie sull'uso dei colori. Due visite al Rijksmuseum di Amsterdam, appena aperto, lo convincono che in Franz Hals e in Rembrandt sono i precedenti storici naturali delle sue scelte cromatiche e tecniche. Tra il Novembre 1885 e il Febbraio 1886 vive e lavora ad Anversa. Volendo uscire dai propri limiti di autodidatta frequenta l'Accademia di Belle Arti, studia Rubens da cui trae suggerimenti per i nuovi esperimenti di colori e resa pittorica. A inizio marzo, inatteso, raggiunge il fratello a Parigi. Nella capitale resterà sino al Febbraio 1888. All'inizio va alla scuola di Fernand Cormon. Qui incontra Toulose Lautrec e Emile Bernard di cui diviene amico fraterno. Conosce Signac, Pissarro, Gauguin. Visita i musei Louvre e Luxemburg in particolare, ma anche i mercanti d'arte e i vari Salons ufficiali e non. A Parigi dopo un avvio ancora legato al provincialismo delle esperienze olandesi, cambia integralmente tavolozza e metodo di pittura. Sulla scia dell'impressionismo e del neoimpressionismo, che Van Gogh non considera correnti diverse, usa colori chiari, sfrutta al massimo le teorie della complementarità, dipinge senza mescolare i pigmenti, accostandoli e sovrapponendoli perchè si esaltino nell' accordo o nel contrasto. Sempre a Parigi, divenuto uno de più accesi promotori del japonisme colleziona stampe giapponesi cercando di venderle e di diffonderne la conoscenza. La sua pittura si incentra su autoritratti e ritratti, vedute della città e dei sobborghi, nature morte in prevalenza di fiori. Espone, di sua iniziativa, al caffé Le Tambourin che appartiene ad Agostina Segatori, modella di Degas e altri impressionisti, che ha con lui una breve relazione; altre sue opere si vedono talvolta nella vetrina di Julien Tanguy, un negoziante di colori che rifornisce Cézanne, Pissarro, Monet, Gauguin, Anquentin, Signac, Renoir. Fa scambi con gli artisti che conosce, dando avvio con il fratello ad una raccolta d'arte contemporanea. Organizza una mostra per sé e per gli amici, cosiddetti Impressionistes du Petit Boulevard, ossia Bernard, Anquentin, Toulose Lautrec, Koning, Guillaumin, in contrapposizione agli Impressionistes du Grand Boulevard che esponevano nella galleria di Theo ossia Monet,, Sisley, Pissarro, Degas, Seurat, ecc. Partecipa con una sola opera alla esposizione che Seurat e Signac fanno al Théatre Libre d'Antoine. Nel Febbraio 1888 lascia Parigi per Arles, in questa decisione hanno un ruolo importante sia il mitico desiderio di vivere al sud, vivo in lui come in tanti artisti e poeti dell'Ottocento, sia la convinzione che la Provenza sia l'esatto equivalente dell'amato Giappone. Nei quindici mesi passati ad Arles lavora instancabilmente dedicandosi soprattutto al paesaggio e, non appena trova modelli, al ritratto. Il suo epistolario interrotto nel periodo parigino riprende con lettere, oltre che a Theo, alla sorella minore Wilhelmina (Wil) e agli amici Bernard e Gauguin con i quali vorrebbe creare un Atelier du Midi in cui lavorare tutti uniti. Convince Theo ad assicurarsi in esclusiva opere di Gauguin in cambio di assegni periodici che dovrebbero permettere all'amico di lasciare la Bretagna, dove è pieno di debiti, per Arles. Questi lo raggiunge in ottobre e per qualche tempo van Gogh si lascia convincere a sperimentare una pittura di immaginazione fatta sull'eco dei ricordi e delle impressioni mentali ma i temperamenti dei due artisti e le loro idee sono troppo differenti , la vita in comune è piena di scontri e di asperità. Il 23 Dicembre 1888 dopo una lite violente con Gauguin che ha deciso di andarsene a dormire in albergo, Van Gogh si taglia il lobo dell'orecchio e va a consegnarlo ad una prostituta che sia lui, che Gauguin conoscono. Il giorno successivo viene ricoverato in ospedale. Da quel momento iniziano le periodiche crisi di instabilità psichica che lo seguono fino alla morte. Nel periodo di Arles l'artista ha dipinto quasi 200 dipinti, 100 disegni e acquerelli e almeno 200 lettere, mostrando un interesse esclusivo per i problemi cromatici e formali. Nel Maggio 1889 lascia Arles per la vicina Saint-Rémy dove si fa ricoverare volontariamente nell'istituto di cura per alienati di Saint Paul de Mausole. Anche se in maniera discontinua per le difficoltà che come internato incontra nel lavoro e per il ripetersi degli attacchi, definiti epilettici dai medici, dipinge e disegna con intensità studiando in prevalenza il paesaggio ma non rinunciando alla pittura di figura e dando avvio a repliche di opere di Millet. Durante l'internamento a Saint-Rémy ottiene i primi consensi: viene invitato a partecipare alla mostra Les XX del Gennaio 1890 a Bruxelles e sempre in quell'anno in primavera sue opere appaiono al Salo des Indépendants a Parigi e A.Aurier scrive un buon articolo su di lui che appare sul Mercure de France. In maggio lascia Saint-Rémy prima per Parigi, dove resta tre soli giorni, poi per Auvers sur Oise. Vive in albergo ma è assistito, come medico, dal dottor Paul Ferdinand Gachet amico di alcuni pittori impressionisti e collezionista. Dipinge paesaggi e qualche ritratto. Il 27 Luglio 1890 "in tutta lucidità" come scriverà Emile Bernard a Aurier si spara al petto. Resta in vita senza perdere conoscenza e senza lamenti sino alla sera del 29 Luglio. Il fratello Theo che ha assistito alla sua agonia non gli sopravvive, si ammala gravemente dando segni di squilibrio e muore il 25 Gennaio 1891.


Per chi volesse approfondire quest'artista riportiamo di seguito i luoghi e le date dove poterlo vedere:

dal 27.11.2008
Maestros Modernos del Dibujo Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

dal 21.9.2008
Van Gogh at Night MoMA - Museum of Modern Art, New York City, NY

dal 14.3.2008
Turner to Monet National Gallery of Australia, Canberra, ACT

dal 15.2.2008
Monet to Dalí Frist Center for the Visual Arts, Nashville, TN

fino al 27.4.2008
Modern Masters from the Guggenheim Collection Guggenheim Hermitage Museum, Las Vegas, NV

fino al 18.4.2008
From Russia: French and Russian Master Paintings 1870–1925 from Moscow and St Petersburg Royal Academy of Arts, London (England)

fino al 24.2.2008
Paula Modersohn-Becker und die Kunst in Paris um 1900 Kunsthalle Bremen, Bremen

fino al 24.2.2008
All for Art! Our Great Private Collectors Share Their Works The Montreal Museum of Fine Arts - Musée des beaux-arts de Montréal, Montreal, Quebec

sabato 12 gennaio 2008

Pillole d'Arte: Franco Bemporad



Franco Bemporad nasce a Firenze nel 1926, da una ricca famiglia di industriali tessili. Iscrittosi alla facoltà di medicina abbandona gli studi per dedicarsi al cinema. Trasferitosi a Roma all’inizio degli anni ’50, scrive la sceneggiatura di "La donna del giorno" insieme a Cesare Zavattini per la regia di Francesco Maselli. Parallelamente entra in contatto con Alberto Burri, che influenzerà la sua decisione di dedicarsi alla pittura. E’ tra i firmatari del Movimento Nucleare insieme tra gli altri a Klein, Manzoni e Jorn. Nel 1957 espone alla mostra dell’Arte Nucleare alla Galleria San Fedele di Milano, città nella quale si era nel frattempo trasferito. Nel 1958 espone alla Galerie Iris Clert di Parigi con un saggio di Tapiè. Nel 1960 Franco Russoli presenta in catalogo la sua prima personale alla Galleria del Milione di Milano. Risale all’anno successivo l’adesione al gruppo "Continuità" insieme a Fontana, Dorazio, Dangelo, Novelli, Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Tancredi e Turcato, con i quali espone in Italia e all’estero (New York 1961, San Francisco 1961, Parigi 1961, Pittsburg 1961, Bochum 1962, Trier 1963, Parigi 1963). E’ datata 1966 la partecipazione alla XXXIII Biennale di Venezia. Negli anni settanta intesse un proficuo rapporto espositivo con il Salone Annunciata di Milano (1971, 1974, 1979). La personale alla Galleria del Naviglio di Milano è del 1989, anno della sua scomparsa. Nel 1998 le sue opere sono esposte alla mostra Art Nucleare a cura di Martina Corgnati a Palazzo Sertoli a Sondrio; nel 2002 lo Studio Gariboldi a Milano lo inserisce nella collettiva Ricognizione sugli Anni Cinquanta parte quinta; nel 2003 alla Galleria d’Arte Bergamo di Bergamo sono esposti dipinti nel contesto di Art Nuclèaire. Nel 2005, infine, ad Artefiera Bologna Montrasio Arte gli dedica una personale con testi in catalogo di Astrologo e Montrasio.

Pillole d'Arte



Artisti in "pillole".

sabato 5 gennaio 2008

I maestri dell'800: Paul Gauguin



Paul Gauguin, pittore post-impressionista francese, nasce a Parigi il 7 Giugno 1848. Dopo un anno la sua famiglia si trasferisce a Lima, in Perù dove trascorse la sua prima infanzia. Tornato in patria, studia prima ad Orléans e poi in collegio a Parigi. Innamorato del mare, a soli 17 anni Paul Gauguin, si imbarca come cadetto su un mercantile diretto in Sudamerica, partecipando in seguito alla guerra franco-prussiana del 1870 come marinaio sulla corvetta "Jerome Napoleon". Nel 1871 Paul Gauguin torna a Parigi, si impiega presso un agente di cambio e l'anno dopo si sposa con una ragazza danese diventando un agiato borghese che colleziona quadri, ama dipingere e studia pittura all'Accademia Colarossi di Parigi. Paul Gauguin che incontra e frequenta i pittori Camille Pissarro, Paul Cézane e Edgar Degas, nel 1876 espone il suo primo quadro. Paul Gauguin, che continua a dipingere con passione, espone le sue opere nelle mostre collettive che gli impressionisti tengono dal 1879 al 1886, elaborando uno stile che però si distacca da quello degli Impressionisti stessi, uno stile che evolverà in colori violenti e verrà chiamato post-impressionismo. Licenziato dalla ditta presso la quale lavora, in crisi per un crack di Borsa, nel 1883 Paul Gauguin di trova senza uno stipendio, con una famiglia che si è andata facendo via via più pesante (cinque figli). Paul Gauguin, che aspira ad un mondo puro ed incontaminato, si convince sempre più della opportunità di allontanarsi dalla vita borghese di città, ma la moglie non condivide i suoi sogni e torna in Danimarca coi figli. Gauguin segue la famiglia in Danimarca, ma dopo un breve tentativo di adattamento, ritorna in Francia, mantenendo solo rapporti epistolari con la famiglia. Nel 1885 si stabilisce in Bretagna, a Pont-Aven, diventando il capofila di una nuova corrente artistica chiamata «scuola di Pont-Aven» da lui definita «sintetista», stabilendone i canoni con l'amico Emile Bernard. Con questa nuova corrente Paul Gauguin ricerca una forma essenziale attraverso la semplificazione delle forme e l'eliminazione dei dettagli. Insoddisfatto ed alla ricerca di un mondo vergine e autentico, nel 1887 Paul Gauguin si imbarca per Panama e visita la Martinica, ma i soldi finiscono subito ed a Novembre è costretto a tornare in Francia dove espone i suoi lavori nella galleria di Theo Van Gogh, ma i colori accesi e violenti dei suoi quadri hanno poco successo. Ad Arles, nell'estate dell'anno dopo , Paul Gauguin è ospite di Vincent Van Gogh, ma presto i due artisti, che hanno visioni diverse sulla pittura, si scontrano in una furiosa lite, dopo la quale Gauguin spaventato torna a Parigi e Van Gogh si taglia un orecchio. Paul Gauguin continua sulla strada del "sintetismo", alla base della quale si può ravvisare l'influsso delle stampe giapponesi, il primitivismo espressivo della scultura bretone ed colore piatto e frammentato delle vetrate gotiche. Affascinato e pieno di nostalgia per le selvagge terre d'oltremare, Paul Gauguin organizza mostre per finanziarsi un nuovo viaggio. Nel 1891 Paul Gauguin raggiunge Tahiti, dove, oltre che dipingere, inizia a scrivere un racconto autobiografico "Noa Noa". Due anni dopo, una malattia agli occhi, la solitudine ed anche la mancanza di denaro lo costringono a far ritorno a Parigi insieme alla sua compagna giavanese, Anna. Dal viaggio riporta molti dipinti originali che tenta di vendere, sempre con scarso successo. Una inaspettata eredità è il colpo di fortuna che permette a Paul Gauguin di tornare nel 1895 nei mari del Sud. Gli ultimi anni di vita di Paul Gauguin sono funestati dalla morte della figlia Arline e dalle malattie che, nel pesante clima tropicale, lo colpiscono. Il pittore, già debilitato dall'alcool e da una grave forma cardiaca, contrae la sifilide e, nel 1898, tenta il suicidio. Gauguin, che entra ed esce dagli ospedali si trasferisce nelle Isole Marchesi, ma sognando di tornare in patria, muore ad Atuona, Hiva Oa il 18 Maggio 1903. Il suo ultimo quadro rappresentava un paesaggio innevato.


Per chi volesse approfondire quest'artista riportiamo di seguito i luoghi e le date in cui poterlo vedere:

fino al 8.3.2008
Impressionist and Modern Masters Colorado Springs Fine Arts Center, Colorado Springs, CO

fino al 24.2.2008
Paula Modersohn-Becker und die Kunst in Paris um 1900 Kunsthalle Bremen, Brema

fino al 24.2.2008
Paris leuchtet Städtische Galerie Delmenhorst, Delmenhorst

fino al 13.1.2008
Wien-Paris - Van Gogh, Cézanne und Österreichs Moderne Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

fino al 13.1.2008
Impressionist and Modern Masters from The Cleveland Museum of Art The Cleveland Museum of Art, Cleveland, OH

fino al 6.1.2008
Die andere Sammlung. Hommage an Hildy und Ernst Beyeler Foundation Beyeler, Riehen

fino al 6.1.2008
Bonjour Russland - Französische und Russische Meisterwerke von 1870–1925 Stiftung Museum Kunst Palast, Düsseldorf

martedì 1 gennaio 2008

Genialità familiare, i fratelli Bueno



Antonio Bueno nasce a Berlino il 21 luglio 1918 e muore a Fiesole il 26 settembre del 1984. Figlio di genitori spagnoli, compie i suoi studi a Madrid, successivamente frequenta l’Accademia di Belle Arti a Ginevra ed Ecole des Beaux-Arts di Parigi come allievo di Bianchet prima e di Guerain poi. Nel 1939 si trasferisce in Italia a Firenze con il fratello Xavier.Dopo varie esperienze giovanili e con varie sperimentazioni svolte dal 1949 al 1953 nell’ambito della rivista d’Avanguardia Numero diviene assertore di una pittura neofigurativa tendente al recupero di alcune componenti della scuola metafisica italiana. Nel 1952 ha luogo la sua prima mostra personale alla Bussola di Torino. Seguono svariate mostre personali:nel 1953 alla Galleria Numero di Firenze, al Cavallino di Venezia, alla Barbaroux di Milano; nel 1954 una personale alla Vigna Nuova di Firenze. Nel 1956 espone alla Biennale di Venezia e l’anno successivo compie un lungo viaggio di studi e ricerche negli stati Uniti dove vengono allestite anche delle mostre personali a New York e a Los Angeles. Nel 1961 effettua una importante mostra anche a Londra. Nel 1968 ha luogo la sua prima personale alla Biennale di Venezia alla quale seguono i ripetuti inviti alla Quadriennale di Roma, Premio Marzotto e Premio Fiorino. E’ successivamente presente alla mostra della Giovane pittura italiana, alla mostra Espana Libre, al Festival des Arts Plastiques di Sopot, allo Italian Festival di San Francisco e alla Mostra “Atti Impuri” del gruppo 70 a Pechino. Nel 1962 firma il primo manifesto di Nuova Figurazione. Nel 1963 a Palazzo Strozzi di Firenze è presente all’esposizione di questa nuova tendenza. Partecipa a Palermo ed a Reggio Emilia agli Incontri del Gruppo 63 ed è tra i fondatori del gruppo fiorentino nel 1970.


Xavier Bueno, nasce a Vera de Bidasoa (Spagna) nel 1915, e scomparve a Fiesole (Fi) il 17 luglio del 1979. Frequenta dapprima l'Accademia di S. Fernando a Madrid e quindi prosegue gli studi a: Ginevra, dove esordisce nel 1937 con una personale, esponendo opere caratterizzate da un forte Realismo spagnolo; ed a La Grand Caumiere di Parigi, allievo di Diase Blanquet. Negli anni Quaranta insieme al fratello Antonio, a Sciltian e Annigoni partecipa al gruppo Pittori Moderni della Realtà. La sua pittura si caratterizza, dagli anni Cinquanta in poi, per un Realismo di forte contenuto sociale a volte con accenti patetici. Scrive Salvatore Quasimodo: "Un'attenzione particolare meritano le nature morte di Bueno sollevate nello spazio senza fondo, in cui gli spessori sono creati dal ritmo degli oggetti, sottratti ad una assenza metafisica". I soggetti maggiormente presi in considerazione sono rappresentati da immagini sofferenti e malinconiche di donne e bambini. La sua opera si ispira ai dipinti di Goya e di Delacroix. Utilizzò tecniche tradizionali, tecnica mista di olio e sabbia su tela. Tra le tele più note ricordiamo "Il guerrigliero morto". Personali: Galleria Il Vaglia a Firenze, Rotta di Genova. Il Vertice di Milano, La Bussola di Torino, Museo di Piacenza.